“Artigliere Antonio Spedicato”
Eroe di una guerra presto archiviata ma mai dimenticata

(2018)

24 dicembre 1942, Antonio Spedicato, soldato del 34° Gruppo Artiglieria, viene catturato dalle F.F.A.A. Russe.

“Era la notte di Natale, una notte che nella vita non avrei mai più dimenticato… un soldato russo ci ordinò di arrenderci se non volevamo essere ammazzati all’istante… così alzai le braccia insieme agli altri e fummo catturati”.

Il tragico racconto dell’artigliere Antonio Spedicato, inquadra immediatamente, senza giri di parole, l’ampiezza del dramma di quella terribile notte di Natale del 1942.

In poche righe viene brutalmente dipinto il momento della cattura che avrebbe, poi, dato inizio alla tremenda esperienza della prigionia. Un’esperienza fatta di ricordi che, come afferma lo stesso soldato “mi hanno accompagnato e tormentato per tutta la vita”. Per tale motivo, le pagine di questo libro non vogliono essere un trattato di storia, ma sono il frutto della viva testimonianza di un reduce della seconda guerra mondiale, raccolta dal figlio e concessa agli occhi delle nuove generazioni.

E’ una raccolta di momenti di vita, di esperienze vissute nell’ARMIR, l’armata italiana sul fronte russo, di quella che è stata definita “la campagna militare più sanguinosa della storia mondiale”, della quale però, quasi paradossalmente e inspiegabilmente, si rischia di perdere la memoria. La lettura dei ricordi di uno stralcio di esistenza ci mettono di fronte all’esperienza dura e sofferta di un uomo della nostra terra e ci offre un’attenta riflessione nell’intento di recuperare, per quanto possibile, l’orrore della quotidianità della guerra e della prigionia nel gulag di Novosbirsk. I dati storici, contenuti nell’opera, sono raccapriccianti: degli uomini che ebbero la sciagura di vivere nei campi di detenzione russi, soltanto il 10% fece ritorno a casa. L’artigliere Antonio Spedicato racconta una storia agghiacciante, intrisa, tuttavia, di dignità, di calore, di onestà. Dalle sue riflessioni emerge un mondo ricco di umanità, di nobili valori, quali il rispetto della dignità dell’uomo, della non violenza, della non sopraffazione.

Il soldato Antonio Spedicato, con la sua rievocazione di patimenti, sofferenze, paure, oltraggi e umiliazioni nei campi di inumanità, suscita nel lettore “il dovere di conoscere per riflettere, di conoscere per riconoscere e non ripetere l’errore, di conoscere per non dimenticare”:

Con un linguaggio semplice ma, nello stesso tempo, chiaro e preciso, si compone il quadro di una storia agghiacciante da cui emerge una galleria di immagini, non solo dei tragici avvenimenti bellici, ma anche delle emozioni, delle storie personali e umane, dei tanti “anonimi” che in terra di Russia combatterono e morirono.

Di conseguenza, da queste pagine ricche di particolari autobiografici e, nello stesso tempo, storici, emerge vibrante un richiamo a tenere vivo il ricordo di un evento tanto significativo della nostra storia nazionale.

Prof. ssa Luigina Zecca Macchia
Docente presso Liceo Scientifico “De Giorgi” – Lecce