Frammenti di vita… su un palco
(2013)
Il teatro per annunciare il Vangelo
Don Giuseppe Spedicato da diversi anni si è arrischiato nel genere di scrivere testi teatrali e realizzare musical sui grandi personaggi della nostra fede.
Alcuni anni or sono, col cipiglio dell’antico professore, gli domandai se così facendo non stesse girando intorno alla questione “pastorale”; se insomma, immesso ormai nell’ufficio di parroco, non dovesse avere altre priorità …! Mi rispose, con tono sincero, che non era d’accordo.
Oggi comprendo che con quel mio “appunto” mostravo di non essere ancora in sintonia con quel bisogno di cercare nuovi linguaggi di annuncio, che pure da tempo Giovanni Paolo II aveva richiamato: «Occorre integrare il messaggio stesso in questa “nuova cultura” creata dalla comunicazione moderna. È un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici» (Redemptoris Missio, n. 37).
Cosa comporta avventurarsi in un musical?
Vuol dire, anzitutto stare con la gente, entrare in relazione con le persone le più varie età, competenze, attitudine artistiche, tecniche ecc.
Incontrare la gente! È quello che manca ad una pastorale troppo burocratica, troppo legata alle cose da fare e un po’ (molto?) trascurata nell’incontrare la gente. Una pastorale fatta di relazioni! È un passo importante, anzi decisivo.
E poi incontrare gente per raccontare “storie” (dei santi, dei testimoni della fede) e, così, entrare pian piano con rispetto e discrezione, pure disposti a rimanere sulla soglia…, nella storia unica, originale, irripetibile di ciascuno.
Cos’altro? Vuol dire coinvolgere chi canta, chi danza… il “tecnico audio” e quello del suono, il costumista e lo scenografo. Tutta gente che di professione fa altro, ma custodisce nel cuore un desiderio, che nell’intimità della casa coltiva un hobby che ora può donare agli amici … Tutto questo per giorni e per mesi, scegliendo le ore serali in cui è più facile stare insieme, ritrovarsi, fare tardi …
E così si rinsaldano si rinsaldano i vincoli, si allargano gli spazi di comunione…
Non ho ancora detto nulla su questi “Frammenti di vita… su un palco” di don Giuseppe. Finirò con quattro parole, giacché quattro sono le storie. Il loro ordine? Forse è meglio partire dal centro, ossia da quell’Innocente messo sotto processo, messo sopra una croce, messo nella Gloria. L’Apocalisse lo chiama Amen, Testimone fedele e verace (3,14). Poi ci sono due suoi testimoni: uno antico, Agostino con la sua madre; uno moderno, Giovanni Paolo II, iscritto anch’egli da poco nel libro dei santi.
Scrive papa Francesco nella sua prima enciclica: «Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa» (Lumen fidei, n. 38).
S. Em.za Marcello Semeraro
Prefetto della Congregazione dei Santi